Brenda Porster

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poems in English

Danaë Is that any way to treata so-called darling daughter?Shut up in a tower

for my own good, he said,

but really meant: no sex for you,

my girl, till I decide;

and so

I paced the rounds, muttering curses,

clawing bronze walls and crazed

with want, until: he came and

looking up I saw

light-filled particles of gold dancing

in air reflections of sun filling

every pore, my body bathed

in warmth opening

to him and he penetrating

my inmost need

Now

in my chamber the shower is lifted

the empty air cleansed

pure as space and I

alone again, but knowing

inside me, deposited, lies

a hoard of gold,

an ecstasy of memory.

The Curve of Things

These things do tend to take a certain curve” –

so what do you do at the end of the curve?

get off, I suppose, or, better, are let off,

stepping down to a point off the line,

a bleached and empty landscape, displaced

you look around you and can find

no horizon, no axis to refer to, only

vast suspensions of space

and time with no direction to follow,

except backwards,

where you cannot, will not go

though your body’s every fiber

be aligned

to that pull.

Antigone in Apulia

Cast out we were
into the dark sailing away
not towards, but together,
she exactly filled

the empty cradle of my arm, craving
a damp-warm weight her need only I could meet,

the dark vague depths

of eyes, the desperate searching,
the shell-clenched fists,

rosy, uncurling shrimps

grasping my breast, tentative
lips and then that clamping pull
of life from me to her fulfilled

our mutual need, each to each

bound, in perfection,

the circle closed.

When did I see she was not
there, her small weight gone

limp, suspended, all warmth

drained, the searching ended?
She no longer needed me,

while I was left longing,
my arm circling,
empty. Chill terror clamped
my breast and suddenly I knew:
they would come

and cast her down to depths
infinite she would drop
down never to be found,
her tiny body unfurling
waving anemone limbs
forever searching forever
exposed.

No! This could not be! I,
her mother, would provide
for her a warm covering,

decent sand and place,

a collocation of the mind,

for both our needs together
a final time, before I said

once more — good-night,
good-night, my heart’s own dear,
and left her there.

Note: For burying her baby daughter on the beach of Apulia, where she had landed after escaping from Kosovo, this Roma mother was arrested by the Italian police and charged with illicit concealment of a corpse.

the cruellest season

“April is the cruellest month…”

Only slightly joking,

I said you were

my cruellest season

you never would

quite get the point,

although you could

– great sperm-whale of the mind –

spout flashy geysers of remembered verse.

Not so long after

I understood

how earth might not desire

the softening rain,

her pain

at penetration, the stretch-marked crust’s

slow smoothing to the touch

of liquefying fingers,

the shyness of green shoots

just daring to suggest –

while toughened roots

already presage

oncoming drought.

******************************************

Poesie in italiano

(da ‘Grimm’)

la terza sorella

la cosa più tremenda è stata

mettere insieme i pezzi –

ripescare nel mucchio una mano sinistra

che combaciasse con la destra,

lo stesso per i piedi (più facili

per via delle scarpe), la testa

sul collo giusto, il busto;

bisognava fare in fretta

con mani scivolose di sangue —

sbagliare qualche abbinamento

era sin troppo facile.

alla fine mi è riuscito abbastanza bene

— sono sempre stata brava con i puzzle –

solo che ora ho una sorella

con due mani sinistre e l’altra

che guarda sempre indietro

verso quella stanza

da dove non è mai uscita.

Hair

in quegli anni

quando pelo era parola d’ordine

vidi per la prima volta una in posa per tuffarsi

con le ascelle ricoperte

ed era bella

ed erano gli stessi anni delle nuotate

nude nel lago con dopo le lunghe discussioni

se usare o no la violenza per fare

la rivoluzione

ma noi la rivoluzione

l’avevamo già fatta

con le nostre ascelle pelose

e i capelli ondeggianti lungo schiene sottili

come torri

.

in quei giorni

poi venne la signora Gothel e recise

le nostre ciocche e la polizia a Chicago

uccise i Black Panthers e Bob Marley smise

di cantare a soli 36 anni e io per i miei 30 decisi

che essere adulta voleva dire farmi

un taglio corto.

————————————————–

“… and the nothing that is

Wallace Stevens

dalla finestra della torre vedevo

gli alberi all’orizzonte

ma erano sfuocati

allora feci fare

un vetro più trasparente

dalla seconda finestra vedevo

la sagoma seghettata di ogni foglia

ma nascosta fra i rami

c’era l’ombra scura di un nido

di cui non scorgevo la forma

così ordinai

un vetro più levigato

dalla terza finestra vedevo

i ramoscelli intrecciati del nido

con dentro, mi pareva, i pulcini

ma non distinguevo la specie

e neppure il numero esatto

allora comandai ai vetrai

di molare lenti più ardite

per finestre sempre più accurate –

la quarta, la quinta, la sesta …

dalla dodicesima vedevo

i piumini che foderavano il nido

i tre passerotti con la gola spalancata

la macchia del sole riflesso

sul nero sporgente dell’occhio

ero finalmente soddisfatta

il tradimento avvenne

dietro la mia nuca

dentro la mia treccia:

non c’era niente che non vedevo

e non vedevo il niente che c’era

Danaë Ma è questo il modo di trattare
una cosiddetta figlia prediletta?
Chiusa in una torre
per il mio bene, ha detto,
ma in realtà voleva dire: niente sesso per te,ragazza mia, fin a quando non lo decido io;
e allora
su e giù a grandi passi, sussurrando bestemmie,
artigliando pareti di bronzo, pazza
del bisogno finché: lui venne eguardando in alto vidi
illuminato pulviscolo d’oro danzante
in aria riflessi di sole che riempiono
ogni poro, il mio corpo in un bagno
di calore che si apre
a lui e lui che penetra
il mio più intimo bisogno.

Ora

O nella mia camera la pioggia s’è alzata
l’aria vuota è ripulita
pura come spazio e io
di nuovo sola, ma consapevole
che dentro di me, in deposito, giace
un cumulo d’oro,
un’estasi di memoria.

La curva delle cose

“Queste cose finiscono col prendere una certa curva” —

e allora tu che fai alla fine della curva?

scendi, s’intende, o meglio, ti fanno scendere

poni il piede in un punto isolato,

un territorio vuoto e scolorito, spaesata

ti guardi attorno e non trovi nessun

orizzonte, nessun asse a cui riferirti solo

vaste sospensioni di spazio

e tempo senza direzione da seguire,

se non indietro,

dove non puoi, non vuoi andare

benché ogni fibra del tuo corpo

sia rivolta

a quel magnete.

Antigone in puglia

Scagliate eravamo

dentro il buio navigare lontano

senza meta, ma insieme,

lei riempiva esattamente

l’avida culla del mio braccio

un umido peso caldo il suo bisogno che io sola

potevo saziare, le vaghe profondità scure

degli occhi, il disperato cercare,

i piccoli pugni stretti a conchiglia, rosee

dita-gamberetti che afferrano

il mio seno, le labbra esitanti

e poi quel tirare come morsa

di vita da me a lei a soddisfare

il nostro mutuo bisogno, l’una all’altra

legate, in perfezione,

il cerchio chiuso.

Quand’è che ho visto che lei non c’era

più, il suo piccolo peso

fiacco, sospeso, il calore tutto

prosciugato, il suo cercare cessato?

Lei non aveva più bisogno di me,

mentre io ero rimasta anelante,

il mio braccio un cerchio

vuoto. Una morsa di ghiaccio mi ha stretto

al petto e all’improvviso ho saputo –

sarebbero arrivati loro

e l’avrebbero gettata negli abissi

infiniti, sarebbe caduta

giù per non essere trovata più

il suo piccolo corpo a spiegare

braccia fluttuanti di anemone

per sempre cercando per sempre

esposta.

No! Non poteva essere! Io,

sua madre, le avrei reso

una calda copertura, sabbia decorosa

e luogo, una collocazione della mente

per entrambi i nostri bisogni, insieme

ancora un momento, prima di dirle

per l’ultima volta — buona notte,

cuore mio, buona notte,

e l’ho lasciata là.

Nota: Per aver seppellito la figlia neonata sulla spiaggia della Puglia, dove era approdata dopo essere fuggita dal Kossovo, questa madre Rom fu arrestata dalla polizia italiana e denunciata per occultamento illecito di cadavere.

la stagione più crudele

Aprile è il mese più crudele …”

Scherzando solo un po’

ti ho detto che eri

la mia stagione più crudele

non hai mai voluto

capirci del tutto,

sebbene tu sapessi

— grande capidoglio della mente —

schizzare vistosi geyser di versi a memoria

non molto tempo dopo

ho capito come la terra

possa non desiderare

la pioggia che ammorbidisce,

il suo dolore

quando è penetrata, la crosta smagliata

che si spiana lentamente

al tocco di dita che sciolgono,

la timidezza dei verdi germogli

che osano appena insinuare –

mentre radici indurite

già presagiscono

siccità imminente.

****************************************

(da ‘Figlia di Abramo’)

Una lettera

Sono ancora convinta, mio caro,

che è tutta questione di potere —

quel tuo amico ‘Dio’

entra di nascosto nel nostro giardino

a spiarci quando e come gli piace,

senza un minimo di ritegno.

Ti pone divieti assurdi

poi si sente grande quando vede

come tu, da bravo ragazzo

ubbidiente, gli dai retta

sempre.

A dire il vero

a questo patto tra ‘uomini’

non ci ho mai creduto –

si capisce che con me

non ci avrebbe neanche provato.

Mi sai spiegare, poi,

perché di tutti i frutti

è la conoscenza che ci è proibita,

saper distinguere il bene dal male,

poter scegliere il giusto?

Avrai capito ormai

il serpente non c’entrava affatto.

Ero io che volevo dare

un taglio definitivo. Basta

al giardino recintato, l’aria profumata,

delizie comandate, il sesso

innocente, insipido, spiato.

Non riuscivo a prendere fiato.

Su, andiamocene di qua –

là fuori c’è il mondo: diviso, mortale,

libero.

(da ‘Citta’)

Dreamy City

prima di tutto devo chiarire che

non ci sono

cunicoli grigi / marciapiedi stretti che scoraggiano / amore (o amicizia che sia)

strade che di notte rimandano / urla di ragazzi fatti (o ubriachi che siano)

cumuli di vetri rotti

(sorvoliamo sui

lavori stradali virtualmente in-

finiti e im-

bruttenti quando sono,

in fine / semmai, terminati)

cacca di cane

ma:

nella mia dreamy / creamy city

ampi marciapiedi accolgono / braccia intorno alla vita / dell’amico-amore mentre

camminiamo fino al grande parco / completo di laghetto e barchetta

contornato da pareti di vetro / riflettenti un’in-

finita luna e / un fiume nero / di notte si riempie

della luce di fari e

le facce hanno i colori di gelati, nocciolapistacchiocremapesca

cioccolata

VIETATO USO DI CUSCINO

in questa piazza cittadina

è tassativamente vietato

stare comodamente seduto

(a tal scopo abbiamo provveduto

a rimuovere con articolato rigore

ogni reperto di panchina provvista

di schienale in quanto potrebbe

dar adito ad una rilassata

promiscuità d’uso)

inoltre per ovviare all’eventuale

abuso di spazio pubblico

abbiamo con pare rigore bandito

ripari di ogni natura (tipo

tela o tettoia o peggio ancora

alberi di fusto alto o anche meno

nel caso aveste a pensare

ivi di trovare

un pur minimo angolo d’ombra)

siate pure avvisati

di prendere nota come

le suddette panchine

(di pietra, articolatamente)

sono distribuite ai margini

della piazza onde evitare

ove possibile eccessi

del sociale tipo conversazioni

tra individui in numero che superi

uno

 

questi sono gli editori….non metto i link perche’ sono troppi…

 

sono pubblicate in tanti diversi posti… quelle prese da Varianti

urbane (Vietato e Dreamy city sul file) conosci gia’ il nome: Varianti

urbane, Damocle edizioni; ‘Danae’ da Furori (Avagliano editore);

‘Antigone in Puglia’ in ‘100 mila poeti per il cambiamento’ (Qudulibri

2013); ‘The Curve of Things’ da ‘Corporea: il corpo nella poesia

femminile contemporanea di lingua inglese’, Le voci della luna, 2012;

quelle ‘da Grimm’ (Hair, La terza sorella e ‘the nothing that is’) da

‘Nei boschi’. ed. SUI, 2014); ‘Una lettera’ da PRISMI: sempre ai confini

del verso” ed. Chemins di traverso, 2011
.

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